Un wine bar è il tempio del vino, un locale derivante dalla tradizione delle antiche cantine ed osterie. Un luogo che coniuga tradizione ed innovazione, perché associa il piacere primigenio del bere in compagnia alla nuova attenzione per  l’enogastronomia. Il termine wine bar, traducibile con ‘vineria’, richiama nel nome la fugacità delle soste brevi. Nato negli Stati Uniti, si distingue dall’enoteca in cui è possibile acquistare vini, ma non degustarli. Ha in genere una grande varietà di etichette, di prodotti italiani ed esteri, in locali che possono essere raccolti e rustici, in affinità all’ambiente spartano delle vecchie cantine, o raffinati ed eleganti, sul modello delle nuove architetture della ristorazione. Ci si ferma in un wine bar per una pausa veloce, un momento di relax senza i tempi lunghi del ristorante. La degustazione dei vini è sempre più ricercata, infatti il wine bar è diventato una specifica categorizzazione nel panorama della ristorazione, ed è scelto tanto dagli adulti quanto da un pubblico molto giovane.

Un’antica trattoria italiana dove il vino imperava a tavolaAl decanter, che ha sostituito il rustico bicchiere dalle dimensioni ridotte, si accompagnano nel wine bar pietanze veloci, leggere e fantasiose, ricette realizzate per esaltare in un perfetto abbinamento la scelta del vino. Generalmente ad accompagnare il calice ci sono salumi e formaggi di qualità, ma anche pietanze che, in quantità modiche, ricordano o ripropongono i capisaldi della gastronomia locale.

Luogo per intenditori e non solo, il wine bar nasce sempre dalla volontà di persone qualificate, che nella scelta dei vini proposti al cliente inseriscono un’offerta variegata, di cui si esaltano specificità e proprietà organolettiche. In Italia pare che il primo locale identificatosi come wine bar sia stato Trimani in via Cernaia a Roma; si dice che sia stato Marco Trimani a portare per primo il Brunello di Montalcino nella capitale sul finire degli anni Sessanta, su invito del presidente Saragat. La vineria aveva già ai suoi albori un consistente numero di etichette: 5500 vini, tra cui anche prodotti esteri, e una cucina casareccia che si è andata perfezionandosi nei decenni.

Secondo gli ultimi dati Vinitaly la vendita di vini prestigiosi è salita del 19,2 %. L’area studi Mediobanca lo scorso aprile ha presentato i risultati dell’indagine annuale sul settore vinicolo italiano, indicando una crescita del 6.5% del fatturato delle società italiane del settore, grazie ad un incremento delle vendite domestiche del 5,2%. I wine bar, dunque, sono il frutto di un’attenzione sempre più viva nei confronti dell’enologia, della volontà di consumare con consapevolezza e coscienza un prodotto di qualità, di cui si vuol conoscere nel dettaglio le specificità per poter meglio gustarlo. I wine bar sono luogo prediletto di esperti, semplici amanti del vino, ma anche turisti curiosi, desiderosi di degustare le tipicità locali. Secondo le stime del XIV Rapporto sul turismo del vino, redatto per il 2017 dall’Università di Salerno per conto delle Città del vino, l’enoturismo nel nostro paese ha un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro. La produzione vitivinicola italiana offre un’enorme quantità di prodotti tipici: dal Pinot a ridosso delle Alpi al Nero d’Avola della Sicilia, passando per  il  Barolo in Piemonte, il Chianti ed il Brunello di Montalcino toscani, e ancora, il Fiano di Avellino e l’Aglianico in Campania. Ancora nelle isole sono celebri il Vermentino di Gallura in Sardegna, o il Nero d’Avola della Sicilia. Sono solo alcuni dei vini DOC, DOCG e IGT di cui la penisola è ricca, e che i wine bar mettono a disposizione, accanto alle celebri produzioni estere. Ecco perché essi sono luoghi gourmet, luoghi dove l’attenzione alla qualità dei prodotti si accompagna alla ricerca di abbinamenti culinari raffinati. I wine bar sono inoltre luoghi di cultura perché gli itinerari di gusto sono percorsi sensoriali che intendono esaltare i colori ed i sapori delle tante varietà di vini, ciascuna espressione di un territorio, della sua storia e della sua anima.