Armando Ciardiello è da quasi tre anni (il 2 marzo saranno tali) il fiduciario della Condotta Slow Food della Valle Caudina, un crocevia di province e di prodotti eccellenti, una parte della Campania che la buona sorte e la tenacia dei cittadini ha fatto in modo che l’entropia fosse più rispettosa della vocazione di un territorio a cui, siamo sicuri, può spettare un gran ruolo per ridare valore ad una regione piena di prodotti eccellenti. Armando, in nome di una “mission” che ha fatto di Slow Food, in Italia e nel mondo, una delle associazioni più meritevoli e più attente a preservare un cibo sano, pulito e buono, sta facendo un ottimo lavoro, collegando produzioni d’eccellenza, vocazioni, persone, imprese agricole, produttori, sforzi e fatiche al fine primario di “fare rete” e darsi un compito per il presente ed il futuro. Lo scorso 7 febbraio ad Airola, in provincia di Benevento, ci si è dato appuntamento presso “Antovin” che non a casa è un locale dell’Allenza Slow Food dei Cuochi e dei Pizzaioli per dar vita ad una “Cena del Paniere Caudino” con a centro alcuni dei prodotti di grande qualità che in Valle Caudina si stanno facendo strada.

Ci sono storie incredibili dietro i prodotti arrivati alla “cena del paniere caudino” che a raccontarle comprendi da subito il valore ed il senso che hanno produttori e prodotti anche al di là della stessa qualità che tutelano ogni giorno. Storie di vita e di passioni che hanno fatto della tenacia una forza motrice. Raffaele, per esempio, assieme ad alcuni amici con cui ha fatto impresa, ha voluto impedire che il piccolo centro storico più a monte di Cervinara diventasse un deserto. Ci hanno fatto nascere un birrificio che si chiama “Don John” e produce tre tipi di birre artigianali di grande qualità. C’è una famiglia che sei anni fa ha lasciato il ritmo frenetico della città di Napoli per trasferirsi da queste parti e cambiare vita. Ora producono fagioli di qualità che sarebbero andati persi se ci fosse stata una volontà a ricuperarli con il lavoro di un’Azienda agricola che si chiama “Masseria della Contessa”. Ci sono le cipolle di Airola per le quali di sta lavorando anche in Slow Food per farle diventare un presidio qui prodotte dall’Azienda agricola Masseria del Conte. C’è l’olio dell’Oleificio Mazzoccatto anch’esso di Airola e le uova dell’Oasi Rurale. C’è la pasta fresca e i tartufi dell’Azienda agricola Terra Mia, la salsiccia rossa di Castelpoto, altro presidio Slow Food qui portata dalla Fattoria Muccio. Mirra Farine qui porta grani antichi che ogni giovedì e venerdì compongono pizze che in molti portano a casa. Lorenzo D’Angelo racconta i mille aneddoti di come la tenacia e l’ingegno possano riuscire a fare buone cose anche nella cottura delle porchette che a arrivano da Sant’Agata dei Goti al marchio di garanzia della Porchetteria D’Angelo curata anche dall’entusiasmo e l’estro della sua primogenita. Il caffè Rosso e Nero stasera è un’altra eccellenza prodotta dalla passione e dal gusto dell’ingegnere Pietro Mainolfi e della moglie Cinzia Mastantuono con la loro Queen Quality, un coacervo di buone cose da produrre e da mangiare. Lo spumante delle Cantine Masserie Frattasi arriverà con un dolce al gianduia che il giovane chef Domenico Falzarano ha proposto ai suoi commensali tra i quali anche il sindaco di Airola Michele Napoletano, “palato fine” e profondo conoscitore di questa terra. Così, mentre tutti in sala ascoltavano aneddoti, lo sforzo e la passione dei produttori presenti, la testimonianza di Armando Ciardiello, in cucina e davanti a due forni da cui escono solo buone cose, il pizzaiolo Alessandro Tirino (padrone di casa) e lo chef Domenico Falzarano hanno voluto nuovamente “giocato di squadra” come accade tutti i giorni qui da Antovin acronimo tratto dal nome dei due genitori di Alessandro quando decisero di aprire nel centro di Airola, a pochi passi dal Comune e dalla cattedrale, una pizzeria/ristorante di qualità e di territorio.

Sotto quell’acronimo oggi c’è un pay off che è un programma. “Forme di Gusto” “nasce – come recita la nota – dalla collaborazione di due artisti della cucina il maestro pizzaiolo Alessandro Tirino e lo Chef Domenico Falzarano. Seppure provenienti da esperienze professionali diverse entrambi avevano in comune un’idea, promuovere un nuovo concetto di gastronomia, basato sulla conoscenza e il rispetto delle materie prime, la riscoperta delle tradizioni e delle eccellenze locali, degli ingredienti e dei sapori autentici che tornano ad essere i protagonisti dei loro piatti. Non a caso la “cena del paniere caudino” stasera è stato un percorso di piatti ed ingredienti tra le eccellenze locali. Una crema di fagioli, cime di rapa, cipolle all’agrodolce e olio bruciato. L’uovo è stato cotto a bassa temperatura con crema di patate, funghi e tarallo. I carrati, pasta fresca tipica, sono stati insaporiti con la salsiccia rossa di Castelpoto, zucca e tartufo. La pizza, per mano di Alessandro Tirino, è stata fatta con i grani antichi, il fior di latte, la porchetta, il pesto di castagne e l’insalatina di puntarelle e finocchi. Il gianduiotto con il caffe Rosso e Nero ha chiuso le danze di un gusto che i commensali hanno potuto sentire per davvero. Assieme all’ospitalità che Alessandro Tirino con suo padre, lo chef Domenico Falzarano, Armando Ciardiello con Slow Food e molti altri qui hanno voluto dare a piene mani.